

Ci si arriva con fatica alla pausa pranzo.
Ho visto colleghe che nell’aspettarla, mangiano barrette dietetiche alle alghe dell’isola di guam per poi sedersi in quegli striminziti tavolini dei bar per gustarsi doppie porzioni di lasagne affogate nella besciamella e per finire una doppia porzione di tiramisù.
Ma nella milano da bere, la pausa pranzo sembra diventato un vero e proprio avvenimento.
Specialmente nelle zone centrali, ci sono luoghi dove ti servono il pranzo con nuove tecniche illusioniste, ti portano piatti dalle forme più irregolari preparati da ormai scenografi usciti dai migliori istituti di design, non la chiamano neanche più pausa pranzo, ma break (solo martedì scorso, ho scoperto il brunch)
Ci sono luoghi che cambiano il colore delle pareti a seconda della richiesta.
Ho visto bar che manco si chiamano più bar, cambiare tonalità per ben 2 volte al giorno.
Cominciavano con un azzurro pallido alla mattina per poi intonarsi a seconda della tonalità dei vestiti del cliente con un tenue verde malva.
Le porzioni vanno a seconda del luogo.
Normalmente più il piatto è grande, meno cose ci mettono, ma le decorazioni..ussignur, ho visto due asparagi ma dico 2 di numero serviti su piatti incolonnati a tre livelli con fontana privata al lato e musica direttamente inserita nei bordi.
Ho visto una fetta di salame piegata come un origami fino a formare una rappresentazione del benso di cavour, per non dire di quella volta che ho visto un’oliva servita su un carrellino con tre camerieri vestiti a tema che lo spingevano. Ma ho anche visto un grissino appoggiato su un trionfo di lattuga del bengala tagliata a spicchi con i coltelli della sciogun.
Ci sono anche bar dove per la pausa pranzo devi metterti in lista d’attesa, devi procurare l’ultima dichiarazione dei redditi e se non hai un suv all’arrivo, manco ti guardano.
Pensare che 2 delle mie più adorabili colleghe, si portano la pasta e fagioli della sera prima o come oggi ,3 foglie di lattuga senza olio e continuano a lavorare senza battere ciglio.
Va di moda anche il jap, che non si dica giapponese per carità. Blocchetti di ticket restaurant spesi per un maguro temasi o per un maki sushi.
C’è anche la tendenza della consegna a domicilio, e qui, vedi le più accanite lavoratrici che passano praticamente tutta la mattina su internet a vedere il menu del giorno nel raggio di 46 chilometri.
Altri che invece si fanno servire il pranzo mentre stanno comodamente seduti nei club di fitnesS.
Qui, le portate hanno nomi che manco riesco a scrivere, e mi chiedo…che cazzo ci vai a fare in palestra, se poi al posto degli esercizi, mangi?
Le pause pranzo, sono comunque di vario genere. L’unica cosa che non cambia mai, è sempre la quantità di tempo che hai a disposizione: se sei ai vertici, le pause sfiorano anche le 4 ore, se invece sei apprendista, le pause pranzo, le vedi solo fare agli altri.
e tu, dove fai il break?
